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ANDIAMO A CASA

ANDIAMO A CASA - dante era un dilettante

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Mafalda

(in lavorazione)

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Il senso della vita ( e della morte)

Il senso della vita ( e della morte) - dante era un dilettante

 

   E' stato da un po' di tempo scoperto un organismo, la piccola medusa ( è lunga pochi millimetri) Turritopsis nutricula, che possiede una particolare ed unica caratteristica: è immortale. Non che non possa morire. Solo che non può morire di vecchiaia. Perchè è l'unico organismo vivente che riesce ad invertire il suo orologio biologico.In pratica la piccola medusa nasce polipo poi, crescendo, diviene medusa.Uno si aspetterebbe che , come tutto, prima o poi muoia. Invece no. Ad un certo punto, non si sa come, inizia a ringiovanire, sino a ridiventare polipo.Meraviglioso, direte Voi. Meraviglioso, dico io.Solo che la piccola medusa immortale, quatta quatta, zitta zitta, proprio per questa sua particolarità, sta invadendo tutti i mari.Ora noi , maestri di stermini, certo troveremo il modo di distruggerla.Perciò nessun rischio.Anzi, questo piccolo, insignificante organismo, ci insegna che in tutto ci vuole equilibrio, anche nella durata di una vita e che nulla è scontato, persino la morte.

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IN UN TEMPO LONTANO

IN UN TEMPO LONTANO - dante era un dilettante

“C’è alla base della volontà un che di misterioso. Perché è la nostra unica facoltà che riesce a trasformare noi stessi e ciò che ci circonda”

Michele ascoltava interessato il dottor Sorte che, mentre parlava, continuava ad andare su e giù, lentamente, per lo studio. Alla fine si sedette.

“Michele, dico questo, perché sono convinto che fondamento di una guarigione è sempre la volontà del paziente di uscire dalla sua malattia o disagio, come nel tuo caso”

“lo so,ma non riesco ad uscirne, io voglio ma non ci riesco”

“quanto tempo è che ci vediamo ?”

“un anno, credo”

“esatto! un anno. Hai speso un anno della tua vita ,e tanti soldi, seduto su questa poltrona, non ti sei ancora stancato?”

“che dovrei fare…?”

“questo devi dirmelo tu”

Michele lo guardò in silenzio. L’altro colse il suo smarrimento e continuò

“il sogno ti si è più ripresentato?”

“si ,come al solito, come sempre…ma …”

“ ma? ”

“vicino a me era seduto un altro uomo”

“un altro uomo ?”

“si, ad osservare la scena , seduto sul letto accanto a me, c’è qualcun altro”

“ chi ? “

“ non so, non lo conosco “

“ non hai proprio idea su chi possa essere ?”

“ forse tu “

“mi vuoi la con te?”

“forse, se puoi aiutarmi … “

“ ci sto provando”

“anch’io ci sto provando … perché non ce la faccio più … ora anche di giorno la vedo, anche di giorno”

“spiegami la vedi nella mente o hai allucinazioni?”

“no, no.. non la vedo realmente ma ritorna continuamente nella mente, mi perseguita.. l’immagine di quella donna … la vedo tutta coperta di sangue … mi sono stancato, non ce la faccio più”

“calma Michele, calma. Fai un profondo respiro, chiudi gli occhi e ascolta la mia voce… sei calmo e sereno , calmo e rilassato… rimani per un po’ ad occhi chiusi---“quello ubbidì. Dopo qualche secondo il medico riprese

“ adesso puoi riaprire gli occhi “ lentamente Michele riaprì gli occhi scuotendo la testa

“ come ti senti ? “

“stanco”

“ va bene,va bene … dai che  per oggi può bastare”

“ è già passata l’ora ? “

 “ Da qualche minuto “

“ posso chiederti una cosa ? “

“ dimmi “

“ perché ho questa ossessione ? ”

“ il perché non è molto importante, importante è che riusciamo a fartela passare. Ci vediamo dopodomani.” Così dicendo si alzò e si incamminò verso la porta dello studio. Anche l’altro, lentamente, si avvicinò alla porta, aperta la quale, si salutarono con una stretta di mano. Uscito Michele il medico si avvicinò alla scrivania e si sedette. Dopo qualche attimo compose un numero telefonico.

“ Vorrei parlare con il professor Felici “ dopo una breve attesa riprese

“ Carlo, ciao, scusa se ti disturbo, vorrei avere una tua consulenza su un approccio terapeutico  per un mio paziente…mi fissi subito l’appuntamento ?... si a me va bene… a domani“

Il giorno dopo Adelmo Sorte si svegliò di soprassalto ancor prima dell’alba. Il sogno era stato di una realtà incredibile. Gli era apparsa una scena molto simile a quella del sogno di Michele. Si trovava in una stanza , molto grande, arredata con mobili antichi, lussuosi. Su di un lato troneggiava un meraviglioso letto a baldacchino , stile settecento, su cui lui era seduto. Anche lui era spettatore di un delitto e come il suo paziente nessuno sembrava accorgersi di lui. Era seduto sul letto da solo nella stanza. Ad un tratto gli apparve di spalle una persona. Era una figura alta , snella, elegantemente vestita. Non si era accorto di come fosse entrato, non dalla porta , che era proprio di fronte a lui. Mentre osservava l’uomo davanti a se, sempre di spalle, che gli copriva, almeno parzialmente, la visuale della porta, la stessa si aprì. Gli sembrò di riconoscere il viso della persona che stava entrando. Quando fu più vicino, il viso del nuovo arrivato gli parve nitidissimo , come se fosso trasportato con un immaginario zoom fotografico di fronte ai suoi occhi. Era Michele Strada, il suo paziente. Questo si pose di fronte al primo uomo e cominciò a parlare fittamente con lui. Improvvisamente si avvinghiarono in una colluttazione selvaggia, che li fece ruzzolare in terra. Non riusciva, per quanto cercasse, a vedere il viso del primo uomo. Solo allora si accorse della donna in terra. Era immersa in un lago di sangue. Nel sogno Adelmo lanciò un urlo. A quell’urlo i due ancora avvinghiati a terra si girarono verso di lui. Non fece a tempo a vedere il volto dell’altro uomo, perché, di soprassalto, si svegliò.

 

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Lo studio del Professor Felici era molto vicino a casa sua. Il numero 18 di via Merulana, palazzo in cui Adelmo abitava fin da ragazzo, dista infatti da via Cavour 70, sede dello studio del professor Felici non più di ottocento metri. Anche per questo aveva scelto Carlo Felici come proprio analista,oltre, ovviamente, per le sue indubbie capacità professionali. In perfetto orario, le 18, suonò alla porta dello studio  del suo amico. Gli aprì la segretaria, che lo invitò ad accomodarsi in sala di attesa. Di li a qualche minuto la segretaria riapparve e lo avvisò che il professore lo attendeva.

“Carlo, carissimo”seguì una stretta di mano ed un sorriso di circostanza da parte di entrambi

“Adelmo … siediti … ah !vuoi qualcosa da bere ?”

“ no ti ringrazio”

“ ti vedo un po’ teso”

“ in effetti…”

“qualcosa in famiglia ?”

“no, tutto bene…” fece una breve pausa poi continuò

“vedi ero venuto qui per chiederti un consiglio su un approccio terapeutico per un mio paziente…”

“si, è quello che mi avevi detto…”

“invece … no, in effetti anche per quello, ma …”si fermò come non riuscisse a trovare le parole

  adatte

“ma invece vuoi chiedermi altro”

“in effetti”

“ cosa ?”

“vorrei che mi analizzi “

“hm ! che ti succede ?”

“penso di averne bisogno … forse …”

“comprendo … potremmo fare così : siccome non manca tanto al nostro incontro semestrale, mi sembra che ci siamo incontrati l’ultima volta, vado a mente, a Gennaio ?”

“si, i primi dell’anno”

“visto che siamo a maggio, va bene anticipiamolo un po’ ”

“se hai tempo ?”

“certo. Allora sediamoci sulle poltrone che stiamo più comodi “ Si alzarono all’unisono. Adelmo si sedette su una comoda poltrona, che sapeva essere a disposizione dei pazienti, mentre Felici si andò a sedere su una poltroncina posta a lato di quella di Adelmo e fornita di appoggio per l’agenda su cui avrebbe segnato le sue osservazioni.

“allora, Adelmo, dimmi”

“Carlo sono nel bel mezzo di un transfert con un paziente”

“mi sembra normale”

“si è normale, terapeuticamente corretto, però c’è qualcosa…”

“qual è il problema, non riesci a gestirlo ?”

“non è solo questo…”

“Che altro c’è ? “

“ vedi, è uno strano transfert…”

“che intendi dire ? “

“ so bene, dopo tanti anni di pratica analitica, che è del tutto normale essere coinvolti, ma non credo che sia questo il caso”

“non sei coinvolto emotivamente con il tuo paziente ?”

“ non sono entrato ancora in completa sintonia … in completa sintonia con lui, lo sento resistente”

“ capisco…”

“ ma anche se sono ancora lontano da raggiungere il pieno contatto con lui mi accade di sentire…credo di sentire ciò che pensa, quello che lo agita…ora ho iniziato a sognare ciò che sogna lui…”

“vuoi dire che c’è uno scambio di pensieri tra di voi… telepatia ?”

“ lo so cosa stai pensando…”

“ funziona anche con me , cosa sto pensando ?”

“ non ci vuole la telepatia per capire che pensi sia una mia suggestione”

“vedi, al di la dello scherzo, di cui ti chiedo scusa, non mi meraviglia troppo che tu sogni lo stesso sogno di un tuo paziente, si… può essere suggestione , coinvolgimento, invece, quello che mi incuriosisce è ciò che dici che avviene durante la terapia. Tu senti quello che lui pensa ? come fai ad essere sicuro di sapere quello che sta pensando?  anticipi, forse, quello che sta per dirti o chiederti ? “Adelmo non rispose subito,sembrava riflettesse. Poi, girandosi a guardarlo, riprese

“ non so come spiegarti…si spesso so ciò che mi chiederà, forse so ciò che vorrebbe chiedermi e non chiede, leggo nella espressione del suo viso…ma non provo affetto, coinvolgimento”

“continui a dichiararlo ma sembra il contrario”

“ti assicuro non emotivamente, mi sento, invece, assai distante da lui e , penso,come già ti ho detto, che anche lui non sia molto partecipe. Ciò non toglie che io sia completamente compenetrato con lui anche se non emotivamente ed affettivamente. Non è strano ?”

“si, ma anche questa tua convinzione di riuscire a sentire ciò che pensa è strana, in fondo tu sei il terapeuta ed è soprattutto la tua esperienza che secondo me ti detta quelle che potrebbero essere le sue domande, non credi che si possa leggerla così ?

“si forse hai ragione…”

“va bene… parliamo del sogno ?”

“si, te ne parlo, ma vorrei parlarti prima degli effetti che produce sul paziente”

“d’accordo”

“ converrai che in una paranoia un sintomo ripetitivo è un effetto ?”

“si”

“beh…qui è come se il sogno scatenasse le reazioni ansiose, è come se fosse la causa del malessere e non l’effetto…”

“e perciò ?”

“ non so…ho pensato a schizofrenia, ma non ne ha il contorno di sintomi, non è al di fuori dalla realtà, sta male dopo il sogno, è li che va in crisi…”

“ interessante “

“ si, interessante, forse è l’inizio di una schizofrenia , ma per adesso non posso esserne sicuro…”

“ è sotto farmaci ? “

“ lievi, gli ho prescritto  solo benzodiazepine per riposare “

“bene, mi sembra corretto. Senti, forse non è molto importante, ma a questo punto sono incuriosito dal sogno. Me lo descrivi ?”

“ quale il mio o quello di Michele ?”

“ hai detto che è lo stesso ?”

“anche questo è strano, è lo stesso sogno, ma è come se io fossi in un tempo successivo”

“che vuoi dire ?”

“Michele vede la donna mentre viene uccisa, io la vedo già uccisa , è un tempo successivo”

“vuoi dire che il tuo sogno è il seguito di quell’altro ?”

“non so, è strano…”

“va bene descrivimi, intanto, il sogno di Michele, nella speranza di non sognarlo anch’io”

Un sorriso apparve sul viso di entrambi e sembrò riportare tutto alla normalità.

“spero proprio di no . Allora, per venire a ciò che hai chiesto ti descrivo dove immagina di essere Michele. Si vede chiuso in una stanza, chiuso perché mi dichiara la sua impossibilità a fare qualsiasi azione e ,perciò, anche ad allontanarsi da li. Inizialmente è solo, seduto ai bordi di un grande letto. Si guarda intorno ma non sa dove si trova. Cerca di alzarsi dal letto, ma non vi riesce, non riesce a muoversi. Mi descrive questo come un momento di grande angoscia. Poi dalla porta che ha di fronte entra una donna, molto bella…”

“ la conosce ?”

“no, non la conosce, però sente che qualcosa lo lega a quella donna”

“una proiezione ?”

“forse… ho pensato alla madre, visto che non l’ha mai conosciuta”

“ è morta ? “

“ non te lo so dire,so che è stato abbandonato alla nascita ed è cresciuto in orfanotrofio”

“ quindi ha un bel bagaglio di dolore “

“ eh si. Comunque dopo che la donna è entrata entra un uomo”

“ non conosce neanche lui ? “

“ esattamente. Il nuovo entrato raggiunge la donna ed inizia a discutere con lei, parlano di soldi, di affari irrisolti. Poi la discussione degenera e quello prende a picchiarla, finche quella  cade a terra proprio ai piedi…”

“ del tuo paziente…”

“ si. Michele vorrebbe aiutarla a rialzarsi ma, come dice lui, è come se fosse incollato al letto e si accorge, di non riuscire neanche a gridare per chiedere aiuto. E’ paralizzato, in piena crisi di panico. Lo sconosciuto, afferrata la donna per i capelli, la fa rialzare e la tiene ferma , stringendole un braccio intorno al collo. In quel momento lei, che prima di allora sembrava non essersi accorta della presenza di Michele, si gira a guardarlo. I loro occhi si incrociano e gli dice :”aiutami, amore mio” “ “ amore mio ! l’ amore di una madre, di una donna ? “

“ ho provato a chiederglielo, ma mi ha risposto che quella del sogno non assomiglia a nessuna delle donne con cui è stato e che sua madre non sa neanche come è fatta non avendola mai conosciuta”

“ si può anche immaginare una madre che non si conosce”

“ si, hai ragione, ma quando gli ho fatto la domanda su chi potesse rappresentare per lui quella donna la prima cosa che mi ha detto è che non è certamente la madre perché lui la odia per ciò che gli ha fatto e l’ultima cosa che vorrebbe è aiutarla”

“ forse proprio questo contrasto tra il suo desiderio di un amore fondamentale come quello di una madre e il desiderio di punirla è alla base del suo malessere, ci hai riflettuto ? “

“ si, ma, pur odiando una madre, è ben difficile immaginare , anche solo in un sogno, una fine tanto tragica per punirla e per punirsi”

“ perché che gli succede ? “

“ l’uomo, tenendola stretta per il collo, estrae da una tasca un coltello e la sgozza. Non bastasse questo immagina che il sangue, che esce dalla ferita, gli schizza  con violenza sul viso , sul corpo, formando un vero e proprio lago sul pavimento. Come vedi sarebbe davvero un modo truculento di trattare una madre e da quello che conosco di Michele, non credo possa arrivare ad una tale violenza”

“ scusa Adelmo, non voglio mettere in dubbio che tu conosca il tuo paziente, ma questo è un suo sogno, è lui che l’ha immaginato e , perciò, anche quella violenza gli appartiene”

“ allora appartiene anche a me”

“ già dimenticavo che anche tu…per me tu sei profondamente coinvolto, troppo…”

“ so che non riuscirò a convincerti su questo punto”

“se è così allora spiegami perché ti vedi come personaggio di un suo sogno ? “

“ non lo so, non ci ho ancora ragionato… l’elaborazione di un sogno è sempre una cosa così complicata da ricostruire… forse ha smosso in me un ansia nascosta, chissà…”

“questa volta hai ragione tu, sono stato troppo affrettato nelle conclusioni, evidentemente con te sono troppo coinvolto “ guardò , sorridendo Adelmo, quindi continuò

“ mettendo da parte un attimo il problema che mi stai ponendo, per il resto come va”

“il resto ?”

“si,come va il tuo privato…”

“bene, sono sereno …ormai mi sono rassegnato…”

“non l’hai più sentita ?”

“ si…ma è felicissima…”

“e questo ti fa male?”

“ non ti rispondo”

“ va bene, va bene… visto che resisti sugli affetti parliamo di lavoro , come va ?”

“beh così, così ,non è certo un momento esaltante ma, in fondo, non posso lamentarmi, ultimamente ho quattro nuovi pazienti, diciamo che  riesco a cavarmela abbastanza bene”

“sono pazienti complicati come Michele”

“a prima vista no, forse solo uno che soffre da diverso tempo di depressione” dopo queste parole seguì un silenzio di qualche secondo. Allora Adelmo si girò a guardare Felici che stava annotando qualcosa sul suo taccuino. Passò ancora qualche secondo poi riprese

“scusa, ma stavo ripensando a quello che mi hai detto prima, hai usato per descrivere il tuo stato d’animo due termini… mi dici se sei più sereno o più rassegnato ?”  dopo un attimo di incertezza Adelmo rispose

“non è la stessa cosa ?”

“no, una lieve differenza c’è, se tu fossi  più sereno saresti a posto, se sei più rassegnato mi sa che siamo vicini ad un po’ di depressione ?”

“ pensi che sia depresso ?”

“ potresti ?”

“ ma tu lo credi? “

“ sei tu che devi dirmelo …”

Adelmo si girò a guardare l’amico e rispose con un sorriso.

“Va bene Adelmo … adesso ti dico ciò che penso” si interruppe solo un attimo, come a riflettere, poi riprese.

“Devi staccare la spina … ti prescrivo una vacanza!”

“una vacanza?”

“si, una bella vacanza e non troppo breve …”

“ma come faccio … e i pazienti?”

“farai come sempre: li avvisi e per il periodo della tua vacanza, in cui chiuderai il tuo telefono, li seguirò io. Stai tranquillo che se ci sarà qualche difficoltà con uno dei tuoi pazienti ti avviserò.”

“ma Carlo …”

“penso che sei stressato, troppo e non è una condizione che un buon terapista si può permettere, va bene così ?”

“una vacanza ?”

“si”

“lunga ?”

“non meno di venti giorni …”

“ ma …”

“si ?” Adelmo non rispose, ma guardò Felici in silenzio, rassegnato.

“Va bene così. Fammi mandare dalla tua segretaria i nomi e i profili dei pazienti che mi giri”

Detto questo si alzò dalla sua poltrona e lo stesso fece Adelmo, poi insieme si avviarono alla porta d’ingresso. 

 

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Era ormai il tramonto quando l’auto della polizia arrivò a sirene spiegate e si fermò davanti all’ingresso dell’Albergo “Stella”, un alberghetto di quart’ordine dietro Porta Maggiore. A passo svelto i due poliziotti, un uomo e una donna, entrarono nell’albergo, dove ,subito, gli si fece incontro una persona.

“meno male che siete arrivati!”

“è lei che ci ha chiamato?”

“si”

“chi è lei?”

“il portiere”

“che succede?”

“beh, dei clienti mi hanno avvisato di aver sentito delle urla da una stanza di sopra”

“un litigio?”

“si hanno riferito di aver sentito rumore di botte …”

“una colluttazione?”

“si”

“lei è intervenuto?”

“sono salito su, ma quando sono arrivato non si sentiva più nulla. Comunque ho bussato, ma non mi ha risposto nessuno …”

“non avete dei passepartout ?”

“si ma la porta è bloccata dall’interno, non si apre”

“va bene. Prima di salire mi dice chi c’è in quella stanza.” Il portiere ebbe un attimo di esitazione.

“un uomo …”

“interessante …. un uomo da solo, ma se c’è stata una colluttazione? Mi fa vedere l’elenco dei clienti!”

Quello si avviò lentamente dietro il piccolo bancone dell’ingresso e da un cassetto estrasse il registro. Mentre lo passava al poliziotto sussurrò

“penso che adesso …”

“pensa bene …” rispose quello appena si rese conto che non vi era segnato nessun nome per quel giorno e nemmeno per i giorni precedenti

“ questo lo vediamo dopo …” disse con aria minacciosa” e immagino che oltre a non sapere chi è non abbia nemmeno visto chi è salito da lui?”

“nessuno, questo glielo assicuro, proprio nessuno”

“nessuno? E con chi cazzo ha litigato se è solo … ma lei che ci sta a fare qui?”

“ha ragione, ma da noi vengono coppie … persone … non è che mi presentano sempre i documenti …”

“ e li dovete cacciare … li dovete cacciare …” disse scandendo bene”andiamo su alla stanza.”

Poi girandosi verso la collega” tu aspetta qui e non fare uscire nessuno” quella fece un segno di assenso con il capo. A passo lesto salirono le scale sino al terzo piano, sino alla stanza 309.

Il poliziotto, dando un vigoroso colpo con la mano sulla porta, intimò

“aprite ! … polizia !” dall’interno nessuna risposta

“aprite o sfondiamo la porta”rincarò. Di nuovo un improbabile silenzio.

“qui è successo qualcosa …”sussurrò il portiere

“va bene … prova ad aprire con la tua chiave” quello allungo la mano ed infilò la chiave nella toppa e questa volta la porta si aprì.

“aspetta”disse il poliziotto mentre estraeva la pistola dalla fondina. Molto lentamente spinse in dentro la porta. La stanza era completamente al buio, ma, debolmente illuminato dalla luce del corridoio, lo vide immediatamente. L’uomo era seduto sul ciglio del letto immobile.

“stai fermo!” intimò, poi rivolto al portiere “accendi la luce”.

“mio Dio!” esclamò il poliziotto appena accesa la luce. Un più prosaico “cazzo!” fu il commento

del portiere.

L’uomo era completamente nudo e tutto coperto di sangue, che colando lungo le gambe, aveva formato una pozza sotto i suoi piedi. Sulla parete alle sue spalle, quella a cui era appoggiato il letto, apparivano due parole , scritte con del sangue e di grandi dimensioni,: “poznacie prawde”.

“ fai venire qua la mia collega” disse il poliziotto al portiere, mentre manteneva sempre sotto tiro l’uomo, che sembrava del tutto indifferente a quella irruzione. Il portiere si girò rapidamente e altrettanto rapidamente, a grandi passi, scese le scale e trafelato arrivò dalla poliziotta.

“il collega vuole che lei vada su” . Quella rispose affermativamente con un piccolo cenno della testa e si avviò. Quando arrivò nella stanza gli scappò un piccolo urlo. Il collega si girò

“ qui è un casino …. chiama la scientifica e un’ambulanza !”

“ ma che è successo ?” sussurrò la donna

“ ma che cazzo ne so … dai esci e chiama “ quella si girò e ubbidì.

 

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In pochi minuti arrivarono i rinforzi richiesti. Arrivò, insieme alla scientifica, l’ispettrice Lucia Fabbri. La poliziotta le si fece incontro.

“ allora che è successo ?” chiese l'ispettrice

“ c’è un uomo in stato confusionale …” rispose la donna

“ e per questo serviva la scientifica ?” La giovane non rispose subito. Poi a bassa voce disse:

“ è come in un film dell’orrore !” L’ispettrice guardò perplessa la poliziotta

“ come un film dell’orrore ?”

“ vai su e vedi “ questa volta l’ispettrice si rese conto dello sconcerto sul volto dell’ altra.

“ dai fammi strada !” All’ordine quella si incamminò su per le scale e lei la seguì.

Quando l’ispettrice entrò nella stanza la scena era del tutto uguale a quella vista dai due suoi colleghi.

L’uomo sembrava del tutto assente, fermo sul ciglio del letto, assolutamente immobile.

“ non si è mai mosso  e non so se si rende conto che siamo qui ” disse il poliziotto, che per primo era entrato nella stanza, a Lucia, postasi al suo fianco. Quella fece un cenno con la testa, poi, rivolta agli uomini della scientifica,:

“ riusciamo ad arrivare a lui senza inquinare niente ?”

“ impossibile , ma faccio prima i rilievi e poi ci avviciniamo a lui “ 

“ ok , ma presto perché non so neanche se respira” disse lei

“ certo , ci sbrighiamo “.

 

 

 

 

               

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dante era un dilettante

Occidente ed oriente. Due mondi, due culture agli antipodi. Chissà, ad esempio, come ci vedono i nostri amici giapponesi a noi italiani. Per quanto mi riguarda ho sempre avuto una grande ammirazione per tutto quello che appartiene all’oriente. L’India misteriosa, Bruce Lee e che dire dei Samurai giapponesi, con il loro harakiri e banzai. Ci sembrano personaggi quasi irreali, per alcuni forse da fumetto. Poi ho scoperto che harakiri è per un giapponese seppuku e che per loro è la maggior forma di coraggio e che tutto ciò che cercano , con questa morte orribile, è riacquistare il loro onore. Poi, frequentandoli , ho capito che il loro maggior valore è il rispetto per gli altri, che giudicano tutti, dall’Imperatore al minatore, non per quello che sono ma per quello che fanno. Da spocchioso occidentale non posso che dirgli grazie.

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notizie relative a curiosità archeologiche, qualche mia poesia e poesie poco conosciute di autori diversi, cercando di costruire un percorso originale di divulgazione, riflessioni su importanti notizie di cronaca, un racconto al mese (mio o di altri).Per adesso, poi vedremo.